“The Mechanized Mind” è il titolo del nuovo lavoro di Entropia, il duo italiano di contaminazioni elettroniche attivo dal 1996. L’album è stato preceduto da un singolo con quattro brani di cui due inediti e due versioni alternative di tracce presenti nell’album.
Il disco si ricollega al filone cinematico di Entropia, che fa capo alla sonorizzazione in chiave contemporanea del cinema sperimentale iniziata già in “Imaginary Solutions” del 1998.

Come nasce questo lavoro e qual è il ruolo del cinema sperimentale nella costruzione del disco?
Questo album ha una storia lunga, inizia ormai alcuni anni fa a valle di “Eclectic Surrealism” come capitolo conclusivo della sonorizzazione elettronica del cinema delle avanguardie storiche.
Le sessioni di registrazione sono andate avanti per lungo tempo inframezzate da altri progetti e il missaggio stesso si è protratto per anni, ripreso e poi fermato dall’incombenza di altre iniziative.
Con il passare del tempo è diminuito anche il nostro interesse a mantenere per questi brani coerenti con i film e si è sempre più sgretolata l’ottica di una sonorizzazione delle pellicole. Oggi possiamo dire che i brani sono ispirati alla visione dei quei film ma spesso non ne rispettano le dinamiche.

Quale criterio vi aveva spinti a scegliere queste pellicole?
la nostra sperimentazione con i film surrealisti e le avanguardie del muto è iniziata molto tempo fa, con progetti che precedono la fondazione di Entropia nei primi anni ’90. Il nostro interesse si è successivamente affievolito a fronte di un dilagare di iniziative simili ma per “The Mechanized Mind” ci siamo confrontati con pellicole poco conosciute e difatto inedite in questo tipo di rielaborazione dato che di solito questo tipo di operazioni avviene con i titoli più diffusi come “Nosferatu”, “Metropolis” o “Le Retour A La Raison”.
Il nostro interesse per le avanguardie non è stato semplicemente un’operazione occasionale ma un tentativo di ritrovare in quei linguaggi elementi della generazione digitale e dei lessici contemporanei e quindi ci siamo spinti spontaneamente verso uno studio sempre più profondo di queste sperimentazioni visive sia a livello cinematografico , che pittorico, che fotografico.

Quali altre interazioni avete con l’arte sperimentale?
In realtà ciò che ci aveva distratto è proprio questo. Entropia, sia come progetto trasversale di contaminazione, che come singoli elementi che lo compongono si è sempre più spinto verso la collaborazione con artisti e performer confrontandosi con il mondo della pittura, della danza, della video-art, della fotografia sperimentale mettendo in piedi anche ulteriori progetti ad hoc per poter interagire con questi mondi. Quindi la nostra attenzione è rivolta a progetti performativi da offrire alle strutture museali, alle gallerie a strutture idonee ad accogliere la performance nelle sue varie declinazioni con interazioni con la musica elettronica e le sue possibili contaminazioni.

Il disco “The Mechanized Mind” quindi come si colloca?
Ci siamo trovati fra le mani del materiale al quale hanno collaborato anche vari altri musicisti, alcuni abituali come Emiliano Cappelli al basso o Debora Longini alla voce, altri occasionali. L’ispirazione con la quale sono stati suonati questi brani ha generato un caso estremo di ibridazione stilistica fra ambient, prog-rock, psichedelia, kraut-rock, elettronica, jazz-rock in cui strumentisti in carne ed ossa ed elettronica si mescolano continuamente.
L’album è profondamente trasversale, pieno di suggestioni cinematiche, fonde linguaggi sonori anche molto diversi e ci siamo accorti ad anni di distanza dalla composizione dei brani che il materiale ha ancora grandi potenzialità. Anzi, forse, in un’epoca come questa in cui il confine fra elettronica e suoni elettrici è sempre meno definito trova una collocazione che tempo fa non avrebbe mai avuto.

https://eclecticproductions.bandcamp.com/album/the-mechanized-mind

https://eclecticproductions.bandcamp.com/album/the-mechanized-ep